giovedì 2 gennaio 2014

LA ROSA

Come una rosa quando appassisce,
i suoi petali rattrappiti e morti cadono a terra
marci e silenti.
Quella rosa ha vissuto poco: la sua bellezza caduca è breve.
Un'illusione.
Un attimo breve e caduco.
La sua rigogliosità momentanea ed apparente di colpo sparisce...
E come in fretta nasce e sboccia tanto velocemente appassisce e soccombe.
Questo fiore sono io: la rosa.
La vita è una rosa.
Un'illusione.
Un attimo breve e caduco.
La sua rigogliosità e la sua bellezza portano dentro di loro il marcio, l'orrido, il sapore della morte.
Come la rosa anche la felicità,
come la rosa anche la vita.
Un'illusione.
Un attimo breve e caduco.
La mia rosa sta per appassire.
Sta per morire fra le mie dita;
solo le sue spine non muoiono: fanno sanguinare le mie mani tremanti...
Io repentinamente mi vedo sciupare: mi vedo appassire.
E sospiro...
E gemo...
In un Ultimo anelito di vita.


C.V.

DESIDERI DEL CUORE

Il mio Essere...
Così fragile...
La mia mente vaga verso mondi lontani...
Chissà dove...
Verso l'incognito...
Verso mondi inesplorati...
Verso il mistero che si tinge di paura...
Questa mia prigione di vetro...
Dove la mia anima cerca una via di fuga...
Non ci riesce...
Questa pesante agonia dei miei giorni non mi dà pace...
Scrivo versi e sento di essere me stessa...
Trovo un po' di pace...
Solo così riesco a far uscire quella che sono veramente...
Poiché nella vita quotidiana non sono un granché...
Lo so...
Penso a come sarà il mio futuro...
Non riesco ad intravedere nulla...
E' come se guardassi all'orizzonte e vedessi soltanto una coltre di nebbia inspessita...
Tutto è nebuloso...
Indefinito...
Quando scavo nei miei ricordi vedo me stessa in modo diverso...
Ciò che ero un tempo...
Non lo sono più...
E ciò che è rimasto del mio passato non è altro che un cumulo di ricordi a volte confusi e sconnessi...
Ora non so più chi sono...
Mi sento una come tante altre persone...
Un puntino misero nell'universo che conta né più né meno di altri...
A volte penso a come si sentano liberi i gabbiani planando alti nel cielo terso sopra il grande mare immenso...
E immagino di essere anche io un gabbiano...
E mi lascio andare...
E mi immergo nell'Infinito...
E mi immergo nella poesia...
Nella poesia dei sentimenti...
Nella poesia della fantasia...
Nella poesia del cuore:
Incommensurabile desiderio.


C.V.


SGUARDO DA BAMBINO

Come è bello l'infinito...
E' un mondo magico ed etereo...
In cui tutto è così puro...
E' come sognare ad occhi aperti...
E' come imparare a volare...
E' come vivere una favola...
Gli occhi dei bambini sono così innocenti...
Il loro sorriso è immenso come il cielo...
E loro non smettono mai di sognare...
E loro vivono la realtà come un sogno...
E' così bello tutto ciò...
E' così sorprendente...
Il bambino sa vedere al di là della mera realtà …
Sa cogliere la vera essenza delle cose...
Sa esprimere tutto non dicendo nulla...
Non gli servono molte parole...
I suoi occhi parlano di lui...
L'adulto invece è troppo preso dal fare cose su cose senza fermarsi un momento a pensare...
A sognare...
E la sua vita scorre monotona e sbiadita...
E' intrappolato nel fare...
Non è libero nel suo Essere...
Ormai non ci pensa nemmeno più...
Ormai per lui è normale così...
Il bambino invece sa sognare...
E lo fa con naturalezza...
Con passione...
Con pura innocenza...
I suoi occhi dicono tutto...
Parlano di lui...
Parlano di Infinito.



C.V.

VIVIDE EMOZIONI

Quella sensazione intensa e penetrante.
La sento viva …
Quando la mia mente è libera da ogni pena...
la sento viva...
Vibra dentro di me.
Il mio corpo si muove sinuoso e seducente...
Balla una danza armoniosa e vivace.
La sento viva...
Sono una rondine che fluttua fra i cieli tersi e gioiosi del cuore.
Poi un bacio...
Poi una carezza...
E tutto diviene etereo e puro.
La sento viva...
E' lei...
La gioia vera.



C.V.

UNA METAFORA DELLA VITA

Quel casolare lontano e diroccato nella tetra boscaglia gelida di un inverno come un altro ,
Un vecchio uomo dallo sguardo assente e stanco siede davanti alla porta cigolante della sua catapecchia.
E' povero il vecchio uomo...
Stanco.
Possiede solo un bastone arcuato e una gerla rattoppata...
Osserva attonito la neve che cade copiosa dal cielo.
Lo sguardo del vecchio è fisso ed impenetrabile...
Il suo corpo è immobile ed infreddolito.
In fondo io ed il vecchio uomo non siamo poi così diversi...
Così solitari entrambi...
Così silenti entrambi.
Ci piace stare soli a pensare alla vita che ci scorre davanti, che non ci perdona...
Non comprende i nostri errori e ce ne fa commettere ogni giorno sempre di più.
Io e il vecchio uomo non viviamo la vita: è essa a vivere noi.
Ci prosciuga le nostre anime...
Ci rende impotenti.
Forse siamo noi a non essere in grado di vivere la vita...
Forse siamo noi a farcela prosciugare.
Forse sarà così...
Può darsi,
ma comunque sia io ed il vecchio uomo sappiamo osservare il mondo che circonda a modo nostro.
Con quei pochi mezzi che siamo in grado di utilizzare...
Leggiamo il mondo con le chiavi del nostro Essere.
IL vecchio uomo legge il mondo grazie alla sua saggezza ed esperienza.
Io lo decifro in chiave poetica...
Così riesco ad affrontare la vita.
Questi miei pensieri sono l'arma che mi consente di vivere a mio modo la vita...
Io Osservo, penso e scrivo.
LO so che al giorno d'oggi questi talenti stanno scomparendo sempre di più perchè considerati fuori moda,
ma non me ne importa.
Io scrivo per rime, per metafore, per similitudini...
Io voglio essere amica del vecchio uomo povero e solo.
Anche lui scrive versi...
Anche lui è un poeta.
I suoi silenzi hanno molto più valore di mille azioni ad affanni...
Sono l'essenza della vita...
Sono ciò che alla fine rimane quando lo sfarzo e la bellezza si dileguano.
E chissà, forse un giorno sarò anche io come lui.
Ciò che rimarrà di me...
Saranno versi e pensieri scaturiti dal mio Essere.


C.V.


STAGIONE TETRA

Il buio: la mia pena.
Ritrovo per breve tempo uno spiraglio di luce.
Di rado vicino, spesso lontano.
E' appena iniziata la notte.
Essa giunge arcigna al sopraggiungere dell'imbrunire.
Sono immersa nel buio.
Un senso di vuoto sento dentro di me.
Una morsa che stringe sempre di più la mia anima fino a stritolarla.
Un nodo stretto attorno al collo: un'agonia soffocante.
Il buio come un crescendo di una sinfonia stridente e battente.
La breve stagione della luce si è appena conclusa..
Il buio: la mia pena.
E' appena iniziata la notte.
Così breve la stagione della luce: troppo fuggente.
Come una lepre che corre lesta ed astuta nell'arsura di inesplorate praterie.
Le note di questa sinfonia sono stonate e stridule.
Il tarlo di un pesante silenzio mi divora.
Siedo qui in mezzo a Lui.
Siedo fra le tenebre del Dubbio.
Il buio: la mia pena.



C.V.

IL GONG BASTARDO

Sento l'orrore.
L'orrore dei miei giorni..
Quel costate dubbio che mi perseguita.
Ore, minuti, secondi sembrano eterni...
Costretti in un sordo silenzio...
In una triste realtà senza tempo, né storia...
Tutto gira, scorre...In un monotono ripetersi di eventi medesimi...
Nulla cambia.
Tutto tace.
Tutto scorre medesimo...
La ruota gira: non si ferma mai...
Il tempo è tiranno, lento, traditore, ripetitivo...
Un gong bastardo.
Un gong agonico.
Un gong svizzero.
La ruota e il gong viaggiano in parallelo: in simbiosi.
Una gira senza sosta né pietà, l'altro batte un ritmo svizzero ed agonico.
Come un dannato orologio che se vuoi interrompere il suo tremendo ticchettio lo devi gettare a terra furiosamente.
Il suo gracchiante ticchettio:è rovinosamente preciso.
Nelle miei orecchie sento un ronzio costante e fastidioso: sono la ruota ed il gong.
Sono la mia vita e le sue conseguenze.
Sono io ed i miei errori.
Sono la mia frivola fantasia che lascia il posto alla mia triste realtà.
Un gong bastardo.
Un gong agonico.
Un gong svizzero.
Sento l'orrore.
L'orrore dei miei giorni..


C. V.